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venerdì 27 aprile 2012

IL RIPASSO

 (aka: L'INCHIOSTRAZIONE) 

Ci avete mai fatto caso? Avete impiegato ore ed ore per realizzare una tavola a matita perfetta e rifinita nei minimi dettagli. Poi l'avete fatta vedere allo sceneggiatore/editore di turno che vi  ha dato l'ok per  ripassarla. Già che c'eravate, l'avete fatta vedere anche all'amico/a-fidanzato/a-mamma-papà-parente-estraneo-cane-gatto insomma a tuttoilmondo che ha esclamato, con un certo entusiasmo, "ohhh...bella".
Dunque vi siete finalmente decisi a ripassare quella tavola. Ovviamente, ci avete messo la massima cura e tutta l'attenzione del mondo: con la mano in bilico sul foglio (ed il respiro spesso trattenuto per la paura di sbagliare) avete seguito ogni singola linea, ogni singolo dettaglio, ogni singola campitura. 
Fatta l'ultima linea e data l'ultima passata di gomma, siete ormai sicurissimi di aver fatto un ripasso perfetto. In un certo senso è proprio così: guardando il vostro piccolo capolavoro siete certi di non avete tralasciato proprio nulla, anzi... si può dire con sicurezza che avete appena realizzato la versione in bianco e nero netto di quella tavola dove prima c'erano solo i tratti grigi, più o meno scuri, della vostra matita.
Ora. Prendete quella stessa, identica tavola (ormai ripassata) e fatela RIvedere a tutte le persone di prima, a tutti quelli che dicevano "ohhh...bella"
Queste persone la guarderanno con un po' meno entusiasmo e diranno: "sì... bella ma... mmm... non so... manca qualcosa/si è perso qualcosa" (prendete nota: questa frase è anche la scusa più gettonata al mondo per rimbalzare un disegnatore medio qualsiasi che cerca di entrare in un'importante casa editrice).

A questo punto il vostro (già fragile) equilibrio psichico sta vacillando: ciò che resta di quello che un tempo poteva essere paragonato ad una specie di orgoglio artistico è stato dolorosamente ferito ed ora sta urlando vendetta.

Dunque cosa c'è che non va? Cos'è che è andato storto?

Tutta una serie di cose che cercherò di spiegarvi.

GLI ERRORI DI VALUTAZIONE DI CHI VI ESAMINA:

Partite Innanzitutto dal presupposto che il grigio della matita ed il b/n netto impeccabile comic style sono quasi due lingue diverse. Perciò quello che funziona a matita NON necessariamente funziona a china. Anzi. 

E' ovvio che il grigio inganna l'occhio (esattamente come i colore) perciò CHIUNQUE tende a preferire la sfumatura di un'imprecisa e vibrante linea di matita rispetto ad un tratto nero netto che si stacca violentemente dal bianco della pagina.

Non aspettatevi che chi vi esamina tenga necessariamente in considerazione questo importante aspetto, NEANCHE se è, per così dire,  un addetto ai lavori*.

GLI ERRORI DI VALUTAZIONE DEL DISEGNATORE:

Anche voi disegnatori ne fate di cazzate. Prima fra tutte quella di aver deciso di diventare disegnatori. Ma, poiché questo è già di per sé un peccato mortale praticamente non riscattabile (che, sappiatelo, vi ha fatto guadagnare la dannazione in questa vita e nell'altra), ora sarà meglio tornare ai nostri, decisamente più prosaici, discorsi sull'inchiostrazione.

Dunque: gli errori del disegno vengono messi in risalto dalla definizione netta delle linee, ma questo spesso il disegnatore non lo considera, preso com'è a non perdersi neanche un dettaglio della sua minuziosa tavola mentre la ripassa, con la mano in bilico sul foglio e la paura perenne di sbagliare.
Oppure (e questo è anche peggio) SE NE RENDE CONTO ma ignora comunque l'errore perché  "mi hanno dato l'ok. Perché cambiare ciò che è già stato approvato?"**.

IL MIO PERSONALE METODO PER UN'INCHIOSTRAZIONE PIÙ CORRETTA:

Io invece preferisco cambiare il disegno "in corso d'opera", cioè modificarlo e correggerlo durante il ripasso. E trovo che quest'operazione sia decisamente più facile quando vengono fatte le chine a parte su un altro foglio, piuttosto che direttamente sulla tavola (ormai sporchissima) del disegno a matita. Ovviamente per fare tutto ciò mi servo di un tavolo luminoso, questo.
Dopo aver inchiostrato la tavola, provvedo all'acquisizione con Photoshop (previo recupero dei bulbi oculari che ogni tanto mi cascano  sul pavimento durante tutta l'operazione di ripasso) e vedo se è il caso di fare qualche ulteriore modifica al disegno: posso infatti decidere di ridimensionare un dettaglio o una figura, spostare degli elementi, applicare delle textures, aggiungere degli effetti grafici particolari o limitarmi a cancellare qualche sporcatura e limare qualche linea).
Probabilmente un giorno passerò totalmente al digitale (previo acquisto di uno schermo grafico interattivo adeguato allo scopo) ma per ora mi va bene così.

RICAPITOLANDO:

Grazie a questo metodo, ho dunque i seguenti vantaggi:
1) una visione più chiara del disegno che mi aiuta a stabilire dove e se intervenire;
2) una tavola pressoché immacolata, quindi anche molto più facile da stampare (sia che si usi l'originale e sia che si usi il file derivato dalla scansione);
3) non perdo tempo a sgommare la tavola, operazione che fra l'altro può rovinare alcune chine (costringendovi a ritoccarle) e sicuramente vi riempirà la casa di fastidiosissimi trucioli.     

ma pure uno svantaggio:
1) la vista si affatica. Se volete evitare il distacco delle retine è obbligatorio l'uso di un tavolo luminoso a luce led (che fra l'altro non emette calore) e l'eventuale uso di un ulteriore foglio leggero da mettere fra la la tavola da ripassare ed il tavolo luminoso (per attutire la luce).

I tempi di esecuzione fra la tecnica di ripasso ed il mio metodo, sommando pro e contro, sono pressoché identici e quindi possono variare solo in base alla comodità e all'abitudine di un disegnatore nell'eseguire una tecnica piuttosto che un'altra.

Ovviamente molti disegnatori storceranno il naso, ma questo è il MIO metodo, cioè quello che funziona meglio per me... non è detto che sia altrettanto efficace per gli altri. La verità è che ognuno deve cercare il SUO metodo, ovviamente informandosi, cercando di capire come fanno gli altri a raggiungere certi risultati, quali strumenti usano, facendo mille esperimenti (ammesso che abbiate il tempo per farli) per poi tirare le somme ed elaborare finalmente il PROPRIO metodo. 


CONSIGLI FINALI:
Evitate di eccedere nei tratteggi e nei mezzitoni. Come ho detto prima, funzionano bene con le matite, un po' meno con le chine. E in eccesso poi sono stucchevoli, fanno tanto "incisione" e fumetto old style. Cercate piuttosto di fare un disegno semplice, con poche linee e poche ombre collocate nei punti giusti (più facile a dirsi che a farsi, ve lo dice uno che ancora oggi soffre di un certo horror vacui nel disegno!). Variate il tratto e stabilite quali elementi necessitano di maggior cura e definizione e quali vanno sintetizzati (magari lasciando pure qualche linea "aperta").

Note:
*Gli addetti ai lavori sono uomini e donne con i loro gusti personali e fallibili come chiunque altro, anche quando si fregiano del titolo di professionisti (professionisti de che? E qui bisognerebbe scrivere un capitolo a parte solo per stabilire chi è un professionista nel mondo senza regole né riconoscimenti dell'arte o dell'artigianato... ma sorvoliamo). 
I loro giudizi vanno sì tenuti in una giusta considerazione (perché sostanzialmente ne va del vostro destino professionale) ma NON possono valere come criteri perfettamente oggettivi, infallibili o universali.  

**Ah, la cara, vecchia ricerca dell'approvazione. Una delle cause principali (o conseguenza?) dell'infelicità umana e dell'incremento degli affari di tutti quei vari psicologi/psicoterapeuti/psichiatri/psico-qualunquecosa sempre più numerosi e sempre più pronti a banchettare sulle vostre miserie o a pontificare un po' ovunque.  



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