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venerdì 16 novembre 2012

SPIDEY 2099 sketches

Piccola esercitazione: ho copiato ed inchiostrato molto velocemente delle figure dell'Uomo Ragno 2009 disegnate originariamente da Rick Leonardi ed inchiostrate magistralmente da Al Williamson.
Dato che questi due autori mi piacciono in maniera disumana, ho provato a carpirne i segreti cercando di replicare quello che ai miei occhi appare un approccio al disegno piuttosto  rapido, gestuale e sintetico.
Un approccio che a volte mi stupisce per le soluzioni grafiche che sa proporre.

Trovo che guardare autori molto diversi da noi sia un esercizio molto utile: aiuta a non applicare meccanicamente le solite formule e di conseguenza riprodurre inconsciamente quegli "errori" che alla fine diventano anch'essi parte integrante del nostro stile fino al punto che ci risulta difficile riconoscerli e correggerli.

Certo, cercare strade diverse, sperimentare, individuare gli errori e correggerli, NON dormire sugli allori, NON ripetere la lezioncina a memoria (con la spocchia e l'arroganza dei primi della classe) è antieconomico, antisociale, frustrante, propedeutico alla bestemmia e quindi coadiuvante per la dannazione eterna (per chi ancora non crede che l'inferno sia un posto dove ci stanno i vivi e non i morti) ma VA FATTO, non ci sono cazzi, se volete crescere artisticamente (ma pure umanamente, eh). 

Sì, è proprio come nella fottutissima vita reale, baby...

     




E così, ancora una volta, ho aggiunto un altro piccolo tassello (minuscolo  quanto un granello di sabbia) alla mia crescita artistica che, ormai l'avrete capito, altro non è che una ricerca spirituale. 

Ero un bambino che imparava a camminare piano piano, un passetto alla volta, goffo, incerto, ma con già tanta voglia di correre. 
Oggi cosa sono? Un uomo cresciuto che ha imparato a camminare solo per il gusto di farsi una passeggiata dove vanno già tutti?
No. Oggi somiglio di più... ad una specie di carro armato. 

Come il carro armato guadagno terreno lentamente ma in maniera inesorabile, ho una spessa corazza e mi basta colpire una volta sola perché, quando colpisco, colpisco duro.
Sono refrattario tanto alle critiche quanto alle lodi e spinto in avanti da motivazioni solo mie. La forza che mi alimenta nasce dentro di me e non attinge da influenze esterne, da una realtà circostante che mi sembra ogni giorno sempre più incerta, fallace, relativa, effimera, mediocre.

Proiettato verso un traguardo oltre l'orizzonte ottico degli eventi, non so adattarmi o scartare improvvisamente di lato: posso solo travolgere tutto quello che mi si para davanti.

P.s.:
Ma per caso volevate sapere quali sono gli strumenti che ho utilizzato per fare questi sketches? No? Tanto ve li dico lo stesso.


Beh, Williamson utilizzava un leggendario pennino Hunt (non ricordo il numero di "serie" del modello preciso) che qui in Italia i pochi appassionati dello strumento rimasti ricercano ancora come il Sacro Graal (date un'occhiata su Ebay....).


Ma io, che sono moderno ma non troppo, ho optato invece per dei più prosaici pennarelli, in percentuale variabile.

 Questi:

tanto di questo...


un po' di questo...
ed un pizzico di questo... (che, lo ricordiamo, è un pennarello solitamente utilizzato per disegnare sugli atomi e costicchia pure...).

A presto.



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