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mercoledì 4 novembre 2015

UN ARTISTA É SEMPRE SOLO

[...]
“tutti mi cercano, tutti mi vogliono parlare, tutti chiedono di me a me e agli altri. Uno mi domanda come sto, se mi sono rimesso, se mi è tornato l'appetito, se vado a fare passeggiate; un altro mi chiede se lavoro, se ho finito quel tal libro, se ne comincerò uno nuovo.
  “Quello sparuto scimmiotto tedesco vuol tradurre le opere mie: quella stravolta ragazza russa vuole che le scriva la mia vita; la signora americana vuol sapere assolutamente le mie
ultime notizie; il signore americano mi manda la carrozza alla porta perché vada a mangiare e a confidarmi con lui; il mio compagno di scuola e di chiacchiere di dieci anni fa vuole ch'io gli legga quel che via via scrivo; l'amico pittore pretende ch'io stia fermo davanti a lui per ore e ore a farmi il ritratto; il giornalista vuol sapere dove sto di casa; l'amico mistico in che stato è l'anima mia; l'amico pratico come è pieno il mio portafogli; il presidente della società ordina ch'io faccia un discorso; la signora spirituale si raccomanda ch'io vada a prendere il tè a casa sua più spesso che posso per conoscer il mio parere su Gesù Cristo e sul chiromante arrivato in questi giorni...
   “Ma cosa sono diventato, perdio! Che diritto avete voialtri d'ingombrare la mia vita, di rubare il mio tempo, di frugarmi nell'anima, di succhiarmi il pensiero, di volermi vostro compagno, confidente e informatore? Per chi mi avete preso? Sono forse un attore salariato per recitare tutte le sere la commedia dell'intelligenza? Sono forse uno schiavo comprato e pagato che debba inchinarmi ai vostri capricci di sfaccendati e offrire in omaggio tutto quello che so e fo?
   “Io sono un uomo che vorrebbe vivere una vita eroica rendere più sopportabile il mondo ai suoi occhi. Se in qualche momento di debolezza, di abbandono o di bisogno, scaglio nel mondo qualche sdegno raffreddato in parole, qualche sogno infagottato in immagini, pigliatelo o buttatelo via,
ma non mi seccate.
  Sono un uomo libero; ho bisogno della libertà, ho bisogno di star solo, ho bisogno di rimuginare fra me e me le mie vergogne e le mie tristezze, di godermi il sole e i sassi della strada senza compagnia e senza discorsi, con la sola musica del mio cuore. Cosa volete da me? Quel ch'io voglio dire lo stampo; quel che voglio dare lo do. La vostra curiosità mi fa stomaco; i vostri complimenti mi umiliano; il vostro tè mi avvelena. Non debbo nulla a nessuno e ho da fare i miei conti soltanto con Dio; se esiste".


A me sembra che Papini manchi per un pelo, quando parla del bisogno di essere solo. Non è difficile essere solo se sei povero e fallito. Un artista è sempre solo, se é un artista. No, un artista ha bisogno di solitudine.
[...]



(Su Papini e la solitudine in: TROPICO DEL CANCRO, di Henry Miller).

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