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mercoledì 20 gennaio 2016

LA RETE É... 'A LIVELLA...

Avevo due giorni di buco...

... e quindi mi sono fatto una pagina artistica su FB. 

Anch'io (da molto tempo, ormai...) ho deciso di perdermi come una
pisciatina di mosca nel mare magnum della rete (ne parlavo anche QUI), fra professionisti (tanti), semi-professionisti (tantissimi), wannabe (ancora di più) e gente che onestamente non sa fare un cazzo (tutti gli altri!).


E, come al solito, riflettevo sul fatto che ormai sono passati molti anni da quando avere un sito, un blog o un'altra vetrina virtuale di qualsiasi genere potesse fare davvero la "differenza" per noi creativi (non uso la definizione "artisti visuali", perché poi arriva puntuale la maestrina con la penna rossa a dissertare su ciò che è e ciò che non è arte visuale...).


SILLOGISMO ARISTOTELICO E WEB
  Il discorso è molto complesso, ma può essere semplificato così: se io (professionista) valgo 10, tu (professionista più bravo e con più anni di carriera alle spalle) vali 20 e il solito wannabe di belle speranze (dagrandevogliofareildisegnatoredifumetti!) vale 5, e tutti e tre siamo infilati nello stesso calderone insieme a centinaia, milioni di persone che, come noi, non si capisce bene che cazzo di lavoro facciano (infiliamo in quest'immenso calderone di artisti e artistucoli anche la concorrenza sleale di tutti coloro che nella vita fanno tutt'altro, ma, essendo animati da inutili velleità artistiche, si permettono di produrre opere ad un livello puramente hobbistico, danneggiando il mercato similmente ai quei semplici wannabe che, pur di mettersi in mostra, sarebbero disposti a lavorare GRATIS o a PAGARE per lavorare) ed ognuno di noi ha un blog, un sito, una pagina FB, LinkedIn... insomma: se ognuno di noi usa le stesse piattaforme degli altri per "promuoversi" e comunicare, ciò vorrà dire, per sillogismo aristotelico, che tutte le differenze, le peculiarità fra noi (che pure esistono!) saranno DRAMMATICAMENTE LIVELLATE, sia nella percezione della gente comune che in quella degli "addetti ai lavori".
"Ma come", dirà il solito idealista che ha sputato l'anima sul tavolo da disegno, "IO mi sono impegnato di più! IO sono diventato molto più bravo degli altri! IO emergerò, quindi, da questo mare di pisciatine di mosca!".
Ti risponderei che... è possibile, ma decisamente improbabileUno su mille ce la fa... , ma non riesce a fare statistica, amico mio. 
Caro artista, proverò a spiegarti perché le tue capacità individuali, il tuo know-how, contano poco o niente, nella personale interpretazione dell'incubo orwelliano servitaci da Zuckerberg e dagli altri guru del web.



WEB MARKETING E...
  Sarebbe superfluo rimarcarlo, ma che sia chiaro una volta per tutte: essere semplicemente presenti sul web, avere molti contatti virtuali anche con persone importanti che ruotano intorno al settore del quale ti occupi (o ti vorresti occupare), non si traduce automaticamente in un successo concreto. O per meglio dire: il successo concreto (lavorativo, monetario, ecc. ...) non è affatto la diretta conseguenza del like in più, della visualizzazione extra, della pacca sulle spalle o del complimento (virtuale o meno che sia) che ricevi. Sarei tentato di dirti che è l'esatto contrario, ma non avendo dati concreti da riferire su quest'aspetto della faccenda, facciamo che rimane solo una mia impressione.

"Ma allora", vi starete chiedendo, "se le mie capacità individuali contano così poco, cos'è che conta allora? Cosa fa davvero la differenza?". Due cose strettamente legate l'una all'altra, direi: un sapiente uso del web marketing e l'effetto prestigio.

C'è, in effetti, chi guadagna (per esempio) tramite la pubblicità, perché ha un canale youtube che fa milioni di visualizzazioni o un blog super gettonatissimo.

Ora chiediti, giovane artista: cosa veicolano questi canali? Di cosa trattano? Dentro quale segmento virtuale si pongono? Perché riescono a calamitare l'attenzione di milioni di persone?
 
Tu artista, che ti sbatti giorno e notte sui tuoi quadri o sulle tue tavole a fumetti, che nozioni hai di marketing? Saresti in grado di produrre materiale e contemporaneamente saper sfruttare, in maniera adeguata e scientifica, la piattaforma che usi per promuoverti? Sarai presente nel web in maniera capillare, aggiornerai sistematicamente e frequentemente il tuo blog e il tuo sito, in modo da essere sempre sulla cresta dell'onda e non cadere nel dimenticatoio dopo pochi click?

Ma (obiezione!), se passi tutto il tuo tempo a produrre i tuoi contenuti, come farai a trovare, contemporaneamente, anche il tempo (ed il modo giusto) di promuoverli?

Sono chiaramente due lavori completamente diversi. Uno credi di conoscerlo, tanto da sopravvalutarti e credere che quello che sai fare, lo sai fare bene solo te. L'altro non lo conosci affatto, ma non te ne importa e lo sottovaluti: infatti usi il web come un pinco pallo qualsiasi, pensando che quell'illustrazione che hai postato su FB (e che ti è venuta così bene!) ti frutterà una collaborazione con la Marvel perché c'hai Stan Lee fra gli amici.

Quindi, per avere più chances di successo (e -attenzione!- avere più chances di successo NON vuol dire avere matematicamente il successo!), bisognerebbe avere: almeno una persona che si occupi di tutti gli aspetti legati alla giusta promozione del tuo lavoro e (possibilmente) anche un buon agente.
Mentre tu lavorerai e produrrai i tuoi contenuti (è quello che sai fare, ciò su cui riversi il 90% delle tue energie) questi tuoi "collaboratori" faranno le mosse giuste sul web, contatteranno le persone giuste, busseranno alle porte giuste, sgomiteranno in vece tua e porteranno il tuo nome laddove non è ancora arrivato.


Non esiste, a mio avviso, una persona che da sola riesca a curare ADEGUATAMENTE questi due aspetti così contrastanti della sua carriera: in genere o sa produrre dei contenuti di qualità o sa "vendersi" in maniera efficace. Se prova a fare entrambe le cose, nella migliore delle ipotesi produrrà ben poco e finirà con l'autoesiliarsi in casa, davanti un computer, postando cose, taggando gente, per elemosinare attenzione qui e là.
 

                       ... L'EFFETTO PRESTIGIO
  Ricapitoliamo: il web ha livellato il gusto, l'attenzione, l'intelletto e addirittura le emozioni delle persone (su quest'aspetto tornerò in seguito, con un altro post).
Tu, artista di belle speranze, ingenuo ed idealista, più o meno bravo, più o meno capace, non sei altro che uno fra tanti, nient'altro che una pisciatina di mosca nel mare magnum della rete.
Potresti sbatterti dalla mattina alla sera (e pure la notte) per produrre i tuoi contenuti, contemporaneamente mettere in piedi quest'assurdo baraccone di profili e scrivere su ognuno di essi chi sei, cosa fai, da dove provieni (salvo poi sentirti chiedere, per la centomilionesima volta, la tua bio per partecipare -GRATIS- all'ennesima, inutile mostra...) oppure delegare quest'aspetto del tuo lavoro a qualcuno che lo faccia al posto tuo e meglio di te. Potresti fare tutto questo e non avere ancora la certezza matematica che riuscirai a monetizzare abbastanza da poterci vivere.

Ma esiste anche una sorta di power up che potrebbe dare una sferzata alla tua carriera. Si chiama EFFETTO PRESTIGIO. L'arte moderna e contemporanea è governata dall'effetto prestigio. E funziona in maniera molto semplice! Per esempio: facciamo che Sgarbi (uso indegnamente il nome di Sgarbi perché è talmente famoso e importante da essere conosciuto anche da bifolchi, ignoranti e capremiodiofachenonsiincazzi!) sia un mio amico compiacente e dica che Santoro è un grande artista, che le sue tavole a fumetti siano un patrimonio dell'umanità, che i suoi schizzi dovrebbero essere esposti nei musei e quei musei dovrebbero essere mete di pellegrinaggio religioso.
Se, in via del tutto ipotetica, accadesse una cosa del genere, Il mio lavoro acquisirebbe automaticamente un plusvalore così forte da trascendere l'opera stessa.
Sarei più quotato a prescindere dal valore oggettivo di ciò che produco (e dalla presenza di eventuali detrattori).
La gente, che generalmente non capisce un cazzo a prescindere dal diplomino o dalla laurea appesa al muro, si allineerà col pensiero dominante che stabilisce che Santoro è un grande artista ("HEY, L'HA DETTO SGARBI!") e non vorrà farsi dare dell'ignorante. Altro che libero pensiero! La gente vuole farsi dire cosa deve pensare, vuole entrare nel salotto buono del potere e compiacersi con gli astanti di avere tutti quanti la stessa opinione® (approvata dalla cultura dominante o dalla cosiddetta controcultura - che poi sono due facce della stessa medaglia), vuole sentirsi moralmente ed intellettualmente superiore a chi sbaglia i congiuntivi, mica fare brutta figura come un povevaccio qualsiasi.
I cosiddetti artisti possono essere creati a tavolino dai critici, dai cosiddetti intellettuali; per farla breve, possono essere "spinti" esattamente come un fesso qualsiasi può ottenere un posto fisso al comune grazie ad una bella raccomandazione.
power up!

Ma comunque non importa se non hai Sgarbi come amico; puoi ottenere qualche risultato anche se hai un giornalista compiacente che scrive bene di te, qualche associazione prestigiosa alle spalle, un compare che ti aiuta a far schizzare le quotazioni dei tuoi quadri in un'asta, o un politico importante che viene a patrocinare la tua mostra.

Ce l'avrai o no, caro artista, qualche aggancio importante, o davvero hai passato la vita chiuso dentro a quattro mura, immerso in uno studio matto e disperatissimo, nella vana idea di migliorarti e produrre cose bellissime?


COSA PUÓ, L'ARTE, CONTRO UNA DUCKFACE?  
  Adesso che hai capito che essere più visibile presuppone sforzi ed investimenti che forse non ti saranno mai adeguatamente ripagati, ora che sai che essere più "quotato" non ti rende automaticamente un artista migliore di un altro (che magari in vita non ha mai venduto nulla ed è morto nell'anonimato...), te ne stai lì, un po' scazzato, a chiederti se ne vale la pena. Già conosci la risposta: no, non ne vale mai la pena, ma... non puoi fare altro, non sai fare altro. Insisti, resisti. Metti la tua roba in rete, anche non sei un genio del web marketing, anche se l'agente non ce l'hai, anche se fai tutto da solo da anni, anche se non conosci esattamente i criteri migliori attraverso i quali si indicizza un sito, anche se sai che lo aggiornerai una volta ogni morte di Papa, perché devi lavorare.

Poi, capisci che c'è anche un altro problema, molto più grosso. Ce l'avevi sotto gli occhi, ma non lo avevi mai razionalizzato fino in fondo.
Pensi a quelli (lo dicevamo anche prima) che hanno milioni di visualizzazioni, di like e di feedback, su youtube, FB o altrove. Individui almeno uno dei possibili comuni denominatori vincenti ed hai come una specie di epifania, che però stenti a definire tale. Già prima sapevi esattamente cosa TIRA DAVVERO, nel web come nella vita reale, ma proprio non osavi farti quella domanda:
"una buona illustrazione o un buon quadro, può essere un prodotto capace di calamitare più attenzione della gnocca?".
Non contento, infierisci  ancora su te stesso, animato da un puro spirito indagatore, spietato ed implacabile:
"E che dire, poi, dei video buffi o teneri con gli animali pucciosi?".

Perché, cazzarola, sono queste le cose che tirano! Sono queste le cose che che stanno in cima a questa specie di catena alimentare a fare i grandi numeri.
E attenzione: tutto questo senza per forza tirare in ballo foto e video con contenuti  ben più spinti (e ben più ricercati) nel sottobosco della rete.

Parliamoci chiaro: la mia illustrazione più bella non vale il numero di like, di commenti e di visualizzazioni che qualsiasi ragazza più o meno belloccia può totalizzare con un selfie nel cesso, una bocca messa a culo di gallina ed una frase di Kant in didascalia.

E gente molto più brava di me, coi numeri in fondo non se la cava poi tanto meglio... ciò è davvero scoraggiante.

Hai capito, artista di belle speranze? Kant e una donna con la bocca a culo di gallina sono una combo micidiale contro la quale tu e la tua arte non potete nulla.



WEB, FUMETTO E SCOUTING
  Cinque o sei anni fa, questo blog ed un sito (oggi chiuso) mi fruttò ben due contatti di lavoro (ehhh, roba da viverci nel lusso da generazioni e generazioni...) da anni niente, più niente; le casa editrice per la quale lavoro mi conosce principalmente per le numerose tavole di prova che ho spedito alla loro redazione (mica per le mie pubblicazioni precedenti, eh!) e le rare commissions che faccio, sono per persone o "enti" che mi conoscono di persona o tramite contatti più o meno indiretti.
Se qualcuno mi chiede di partecipare a qualche evento/mostra (intendiamoci: sempre a titolo gratuito... molti vorrebbero sfruttare in qualche modo le mie capacità o quelle di altri creativi, per farsi belli col nostro lavoro o intascare qualche finanziamento; invece mai nessuno che parli di gettone di presenza per noi o almeno di un rimborso spese) pretende anche la biografia, il cv, o qualche immagine che si possa usare come riferimento; questo lo dico per sottolineare che, malgrado lo sforzo di promuoversi tramite il web, la gente non legge (o se li legge, non li capisce) i contenuti che cerchi disperatamente di veicolare neppure se glieli sbatti sotto il naso.
Ma è la natura stessa del web a determinare questo fenomeno: le informazioni si muovono "a cascata" ed il nuovo post seppellisce il vecchio (vedi FB o la struttura di un blog) cosicché la gente si disabitua a "scavare", ad approfondire un determinato discorso. Conta solo quello che sta in cima, sulla superficie, sulla punta dell'iceberg, ciò che stava prima, o sotto, non interessa a nessuno e viene presto dimenticato. Se il quadro è questo, è verosimile che qualcuno vada a ricostruire un percorso artistico e professionale? È possibile che si vada oltre una foto?.

"Con il web, tutti sanno cosa sta succedendo in un determinato momento, ma nessuno sa più cosa significa"
(diceva un tizio molto più intelligente di me).

Gli effetti nefasti che il web e l'(ab)uso dei social hanno avuto sulla capacità delle persone di trattenere ed interpretare le informazioni, saranno pienamente compresi, quantificati ed accettati forse fra una decina d'anni. Quest'impoverimento delle facoltà cognitive dell'individuo (ed io aggiungo anche: quest'impoverimento della sfera emozionale, ma l'ho giù detto, farò un post dedicato solo a questo) è uno degli aspetti più evidenti del cosiddetto "analfabetismo funzionale" (per usare una terminologia cara a qualche intellettualoide sinistrato in vena di neologismi).  

Cosa c'entra questo con lo scouting e con il fumetto? C'entra eccome. Perché questo fenomeno riguarda tutti, anche gli addetti ai lavori, anche i talent scout. Costoro possono anche avere le antenne un poco più dritte per captare gli umori del web, l'occhio più critico per giudicare un lavoro... ma fondamentalmente non vi si fileranno, come ho già spiegato in precedenza (usando anche le mie stesse esperienze personali come esempio).
Non che io sia così stupido da credere che il mio esempio possa valere per tutti, per carità, ma con quasi 14 anni di carriera alle spalle (12 in due delle case editrici più prestigiose d'Italia, più diversi tentativi per la Francia e l'America, mai però sfociati in collaborazioni effettive) credo di aver accumulato una discreta esperienza per poter dire la mia.
Il punto è che, a parte qualche rarissima eccezione, non esistono, nel fumetto, dei talent scout che ti propongano una collaborazione editoriale solo perché hai postato un bel disegno su un album di FB o su Instagram.
Le figure chiave del fumetto (e per figure chiave NON intendo i disegnatori, che contano ZERO e sono quasi l'ultimo anello della catena, pur facendosi un culo così più di chiunque altro!) hanno GiÁ una specie di "cerchio magico" di collaboratori, esclusivo, elitario e refrattario a qualsiasi cambiamento (insomma: per cercare di fare breccia nel cerchio dovete aspettare che qualcuno se ne vada... o muoia). Queste figure chiave, inoltre, si disinteressano totalmente del lavoro degli altri... anche quando gli altri sono colleghi che lavorano per la stessa casa editrice, ma su un'altra testata!
Sono drastico? No. Andate a guardare di chi sono i like ed i commenti sui miei lavori. Non ce n'è uno, dico, UNO SOLO fatto da uno sceneggiatore o curatore di testata, italiano o estero che sia, che conti qualcosa.
Mentre io invece, ho sempre avuto il difettaccio di interessarmi (ed entusiasmarmi) per il lavoro degli altri.
Oh, ma forse c'è un'altra ipotesi: sono troppo scarso per poter suscitare l'interesse di uno di questi signori. Se è così


Alla luce di tutto questo, sei ancora convinto, amico mio, che avere il contatto di Stan Lee possa smuoverti qualcosa, lavorativamente parlando?  


L'AMARA CONCLUSIONE
La morte non è 'a livella, come diceva Totò. É la rete ad esserlo, solo la rete. La rete è quindi 'a livella? La rete è quindi la morte.   

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