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lunedì 26 settembre 2016

In merito ad alcune dichiarazioni del ministro della salute Lorenzin dopo l'agghiacciante campagna del Fertility Day

[...] "chiediamo alle teste dei buoni creativi di aiutarci possibilmente a titolo gratuito perché, insomma, dobbiamo far quadrare i conti del nostro bilancio, a trovare una nuova denominazione per questa giornata".

In questi giorni il FERTILITY DAY sta galvanizzando l'attenzione dell'opinione pubblica, scatenando numerose polemiche, dentro e fuori dal web. Quando il ministro (pardon, la ministrA) della salute Beatrice Lorenzin ha provato a mettere un argine a questo putiferio, non ha fatto altro che peggiorare la situazione, infilando una gaffe dietro l'altra. Sembra che ministra non ne stia azzeccando una, anzi: sembra che abbia una specie di vocazione a spararle grosse (vocazione che condivide con una nutrita percentuale dei suoi colleghi) ed una certa difficoltà a capire il mondo nel quale vivono le persone comuni. 

A fronte di tutte queste polemiche mi sembrava abbastanza superfluo aggiungerci pure la mia, sarebbe stato quasi come sparare sulla croce rossa... ma sono talmente incazzato, deluso, sgomento, che proprio non ce la faccio ad esimermi.
Sì, faccio davvero una grandissima fatica a credere che esistano davvero delle persone così, che ragionano in questa maniera. Quando poi però scopri che queste persone non solo esistono, ma ricoprono anche importanti cariche istituzionali ed hanno la facoltà di prendere decisioni che influiranno sulla vita di tantissime persone, ecco che la realtà sembra assumere le connotazioni di un vero e proprio incubo kafkiano. 

Ma come si fa. Come si fa a concepire una campagna come il FERTILITY DAY¹ ed affrontarla in maniera così demenziale, sbagliando tutto lo sbagliabile (come a farlo apposta) e poi non assumersi neanche la responsabilità di determinate scelte, dicendo, in sostanza: "io per questa campagna volevo una determinata immagine,  poi i creativi ne hanno diffusa una diversa A MIA INSAPUTA, quindi prendetevela con loro se fa schifo! Ma qual'è il problema? Se qualcuno viene ad aiutarci GRATIS (perché dobbiamo far quadrare i conti) ve la rifacciamo nuova!".

Ora, non entro nel merito delle polemiche che hanno accompagnato il FERTILITY DAY; bisognerebbe scrivere un papiro di critiche ed altri lo hanno già fatto, probabilmente anche molto meglio di come l'avrei fatto io. Entro però nel merito alle polemiche scaturite sul lavoro creativo GRATUITO, perché è una cosa che inevitabilmente mi tocca da vicino e contro la quale combatto da anni.
Beh, sapete una cosa? A sentire le ultime dichiarazioni della Lorenzin mi sono cadute le davvero le braccia (e qualcos'altro). Poi ho realizzato: hanno vinto loro. Hanno vinto The Others.

SE, in ogni singolo strato sociale di questo paese, vige una mentalità secondo la quale solo alcune professioni (in verità piuttosto poche, rispetto ad una realtà che è oggi molto più complessa rispetto al passato) sono valide, legittime, degne di tutela e regolamentazione, mentre tutte le altre semplicemente NON esistono... 

SE a delegittimarci ci si mettono anche le figure istituzionali, dalle quali noi cittadini (pure noi creativi paghiamo le tasse, sapete?) ci aspetteremmo qualcosa di più di un "è stato fatto a mia insaputa²"...
...cosa dovrebbero fare i giovani creativi, ancora pieni di velleità artistiche? Non gli  resta da fare che una cosa: lasciar perdere. Sì, lasciate perdere finché siete ancora in tempo. O scappate dall'Italia e andate lontanissimo a fare i "creativi". É l'unico consiglio sincero che possa darvi. 
Perché non ha nessun senso fare un lavoro non riconosciuto da nessuno (concettualmente e praticamente), dove per avere una retribuzione bisogna sperare nel buon cuore e nella lealtà del "committente", altrimenti per tutta la vita sarà un: "me lo fai un disegnino?"- "Me la dai un'opinione su questo progetto?"-"Ho bisogno di una consulenza!"- "Scrivimi uno slogan! Scrivimi un articolo!"- "Dai, che ci metti tre secondi!"- "Stiamo organizzando una mostra, partecipa!"... . Tutto questo, ma proprio tutto, rigorosamente GRATIS. Per tutta la vita, a prescindere dal curriculum del creativo.

Nota:
Adesso avete capito perché io non faccio il disegnino, non do più opinioni a nessuno su nessun progetto e sono sempre restio a partecipare alle mostre?.
A meno che non decida di intraprendere una delle attività sopracitate di mia spontanea iniziativa, s'intende.

Ma torniamo a noi.
Io penso che il governo, per essere davvero coerente con la sua linea di pensiero (ben manifestata dai suoi degni rappresentanti), dovrebbe cominciare a smantellare interi corsi di studio (statali, chiaramente).
Via quindi i Licei Artistici, via gli Istituti d'Arte, via le Accademie di Belle Arti, via Scienze della Comunicazione, via il Dams, ecc. ecc. . 
Insomma: che senso ha creare dei corsi di studio che poi sforneranno LEGIONI di disoccupati o sottoccupati e schiavi disposti a lavorare a titolo gratuito³?. 

Ve la ricordate la lettera aperta che quella laureata in Scienze della comunicazione scrisse all'allora ministro (pardon, ministrA) della pubblica istruzione, l'onorevole Maria Stella Gelmini? 
Io sì. E ve la ripropongo, integrale:  


Lettera aperta di una laureata "inutile" al Ministro Gelmini

Gent.ma Ministro Gelmini,
ho 25 anni, sono laureata in Scienze della Comunicazione e mi sto specializzando in pubblicità.
Molte volte mi sono sentita dire, un po' per scherzo e un po' sul serio, che il mio era un corso di laurea “facile” e che un mio trenta in Sociologia o non valeva neanche la metà di un 25 preso da uno studente di giurisprudenza in diritto penale o di un 18 in Anatomia.

Ho risposto sempre con il sorriso sulle labbra a chi dubitava dell'utilità dei miei studi: ho risposto lavorando di giorno e studiando di notte, ho risposto trovando sempre degli ottimi lavori, senza raccomandazione e nei quali ho messo a frutto i miei studi.

Dall'aria che tira, mi pare di capire che su un'eventuale Arca di Noè, non ci sarebbe spazio per noi poveri professonisti della comunicazione. Non per me, né per i creativi, né per gli stagisti che a centinaia lavorano nelle aziende dell'impero mediatico del presidente del consiglio. Noi non serviamo, le nostre lauree non servono.

Sono inutili anche tutti quei comunicatori, esperti di immagine creativi e chi più ne ha più ne metta che in questi anni non solo hanno permesso l'aumento esponenziale dl fatturato delle aziende del Presidente del consiglio, ma che lo hanno anche supportato nella sua discesa in campo e che studiano le sue mosse e quelle del suo partito.

Le sue parole a Ballarò, poche e passate forse in sordina ai più, “abolire le lauree inutili in Scienze della Comunicazione” sono state come un colpo di pistola. Se lo dice il ministro, mi sono detta, sarà vero. Io mi fido delle istituzioni, sa?

E allora come mai permettete il proliferare di università private che chiedono 30.000 euro per un master in comunicazione? O è truffa o è circonvenzione d'incapace. In entrambi i casi, un reato.

Ho frequentato l'università pubblica, il mio corso di laurea è stato autorizzato dal ministero da lei presieduto. Quindi io sono stata truffata dallo Stato. E pretendo un risarcimento.

Ho fatto un breve calcolo: 5 anni di tasse, di affitto – sono una fuorisede – di libri, di abbonamento ai trasporti, bollette e spese varie fanno circa 10.000 euro. Se a questo ci aggiungiamo il danno biologico – studiando la notte e lavorando di giorno, il mio fisico ne ha risentito – e i danni morali e materiali arriviamo a 20 mila euro. Che ho intenzione di chiedere all'Università di Palermo e al Minstero dell'Istruzione. Io in cambio chiedo l'annullamento della mia laurea e mi impegno a reinvestire i soldi del risarcimento in una bella laurea in giurisprudenza. E in un biglietto A/R per Reggio Calabria. Sa com'è... per l'abilitazione.

Sono certa che, nell'eventuale causa, Lei mi fornirà tutto il supporto e l'appoggio possibili.
Cordialmente,
Simona Melani


Ecco, io la penso esattamente come questa ragazza. Però lo so che il risarcimento non ce lo daranno mai, e neanche il rispetto per il nostro percorso culturale e professionale.

P.s.:
Che pena Lorenzin, che pena!

Note:
¹ Concettualmente non sarebbe sbagliato fare una semplice campagna informativa sulla fertilità dell'uomo e della donna. Ma, come in molti hanno già giustamente sottolineato, non si può ridurre il problema (oggettivo) della scarsa natalità italiana ad un problema di mentalità sbagliata, ignoranza e cattive abitudini. C'è tutto un insieme di fattori  nel nostro paese (quel paese
reale che la Lorenzin evidentemente dimostra di non conoscere) che frenano le coppie dal fare i figli (o al massimo di averne uno per coppia). E qui i discorso sarebbe lungo, molto lungo... da scriverci kilometri di parole.
²
"a mia insaputa..." vi ricorda qualcosa?  :)
³ Io una teoria ce l'avrei. Se la scrivessi e le persone giuste la leggessero, scoppierebbe una discreta polemicuccia. Magari un giorno lo farò. 

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