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lunedì 1 maggio 2017

GLI ULTIMI A CAPIRE, CHI SONO?

[...]
"la crisi colpisce prima chi opera nell'industria manifatturiera verso l'export (sono i primi ad essere colpiti perché un tasso di cambio sbagliato fa fallire la tua azienda), in quel momento [...], gli insegnanti, stanno a scuola, insegnano ai loro studenti, fanno il loro lavoro, hanno il loro stipendio, e se ne strabattono di quello che succede agli operai. Poi però lo Stato deve intervenire per salvare le banche e allora deve tagliare gli stipendi agli insegnanti; in
 quel momento gli insegnanti si arrabbiano, ma non capiscono che quello che sta succedendo a loro è quello che è successo ad altri prima. I pensionati nel frattempo stanno a casa loro, leggono il giornale e se ne strabattono di quello che succede agli insegnanti. Poi la situazione si incancrenisce, perché falliscono più banche, ecc. ecc., e lo stato deve tagliare anche le pensioni, a quel punto il pensionato si arrabbia, ma non capisce che... 
Soprattutto, gli ultimi a capire chi sono? Sono gli esponenti di quel ceto medio pseudo intellettuale/pseudo creativo che pensa(no) di poter navigare l'onda della globalizzazione perché parla maccheronicamente due o tre lingue e perché fa un lavoro che pensa sia tutelato o perché pensa di non aver bisogno di tutele perché lui è figo. La crisi colpirà anche lui, lo colpirà per ultimo [...]. Io ho letto un'intervista di Marine Le Pen [...], dove lei capisce esattamente questa cosa. 

Dice: 'Noi non abbiamo molto successo fra i laureati ma lo abbiamo di più fra gli operai, perché c'è un certo ceto medio intellettuale/creativo che pensa di essere al sicuro'. Ma se questo ceto medio intellettuale/creativo [...] si leggesse 'le conseguenze economiche di Winston Churchill' di Keynes, capirebbe che non è al sicuro, quindi prenderebbe lui in mano le redini della situazione per promuovere un cambiamento, anziché lasciarle in mano ad un partito di destra (cosa che, dal mio punto di vista, non è esattamente ottimale). Però purtroppo, questa è la lezione francese".
[...]

(da una conferenza di ALBERTO BAGNAI)


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