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venerdì 18 ottobre 2013

LA PRIMA COSA BELLA. L'UNICA COSA BELLA.


PRIMA PARTE
(the man behind blue eyes) 

L'unica cosa di cui vado fiero, nella mia vita disordinata, è di essere riuscito a fare il lavoro che mi sono scelto quand'ero ancora un bambino sognatore, timido, paffutello, buonissimo e ingenuo.

Adesso che sono un pessimo esemplare di adulto cinico e disilluso posso finalmente dirlo: l'occasione per la quale ho lottato per anni, la mia GRANDE OCCASIONE® è arrivata e (agnosticamente, laicamente e razionalmente parlando) solo Dio o chi per Lui sa quanto sangue ho dovuto sputare per riuscire ad ottenere quello che ho adesso: il lavoro dei miei sogni con la casa editrice dei miei sogni.

Invece tutti gli altri (THE OTHERS™) certamente non lo sanno e neanche gli interessa saperlo; non è infatti un loro problema cosa prova realmente the man behind blue eyes, anche se, vaffanculo, i miei occhi sono decisamente marroni.

A loro non importa sapere, a me invece non importa che a loro non importa; è tutto un gioco di menefreghismi a scatole cinesi dove loro (THEM™, uno degli altri nomi de THE OTHERS) continueranno a viversi addosso pressappoco come gli capita ed io continuerò a cercare di essere quello che ho deciso di essere. Questo lo dico giusto per sottolineare il concetto che, alla fine, ogni uomo è un'isola
Dunque, ricapitoliamo: 
Per vivere di questo lavoro ho pagato un prezzo umano e personale altissimo.
Parte di questo prezzo era (ed è) l'indifferenza generale anche delle persone più vicine e le battutine di chi giudicava il mio vissuto ed il mio percorso con aria di sufficienza. L'avevo messo in conto fin da bambino, l'ho sempre accettato e sono andato avanti comunque. Anzi, direi che sotto quest'aspetto ho avuto proprio no surprises, tanto per infilare nel discorso un'altra citazione musicale accazzo (che ci sta sempre bene, perché se non citi vuol dire che non stai facendo le cose gggiovani e soprattutto non stai sbandierando la tua presunta cultura).

E quindi, adesso che sono qui.
Cosa succederà? Posso considerarmi uno arrivato?
Questa situazione durerà? Non durerà? Farò carriera? Dove arriverò?
Adesso dovrò cominciare a preoccuparmi di altre problematiche, tipo di come mantenere la mia posizione o migliorarla? Devo pensare che, essendo l'ultimo arrivato sarò anche il primo ad essere cacciato, se le cose dovessero mettersi male per una ragione qualsiasi? 
Questo genere di preoccupazioni molto pratiche e molto adulte le ho avute tutte insieme l'attimo dopo aver apposto la mia firma sul contratto. Riponevo la penna ed un brivido mi attraversava la schiena. Però non erano state queste paure (seppur motivate ed oserei dire anche ragionevoli) a provocarmi quel piccolo brivido, ma l'essermi sorpreso a formulare un ragionamento tipico di un piccolo borghese un po' patetico quale non voglio essere. Alludo a quella razza di persone (sottorazza de THE OTHERS, ovviamente) un po' squallida che sta sempre lì a parlare di soldi e di pensione (piangendo miseria e lamentandosi continuamente... magari anche quandone ha più che abbastanza sia degli uni che dell'altrae tutto ignora e tutto disprezza e nulla è capace di far bene se non mettere le mani a coppetta e mendicare diritti e/o finanziamenti dallo Stato, questa specie di entità astratta sovrannaturale e bovina insieme, da considerare fintanto che si può spremere e mungere.  
Mentre pensavo a tutte quelle cose (sopratutto allo strano ibrido entità sovrannaturale/Stato/vacca magra coi soldini da mungere al posto del latte) mi è venuto da sorridere.

Perché, al di là della paranoia sul futuro incerto, ho comunque raggiunto qualcosa di più di un traguardo professionale (importantissimo e, lo ribadisco, perseguito per anni con feroce ostinazione); ho realizzato il mio ideale di riuscire a fare qualcosa partendo da zero e contando esclusivamente sulle mie capacità e le mie forze.
Il che, in un paese come l'Italia, non mi sembra affatto una cosa da poco. Anzi.

Non so perché perseguire questo ideale sia sempre stata una cosa fondamentale per me, quasi fosse un tratto della personalità dal quale mai avrei potuto prescindere. Non so perché ho sempre scelto istintivamente la strada più difficile. Non so perché ho sempre rifiutato di uniformarmi. Forse perché sono individualista. Forse perché sono aggressivo, competitivo e ambizioso. Forse perché sono misantropo. Forse perché, inconsciamente, odio me stesso e devo torturarmi. Chissà. Anche se scavassi nell’infanzia e scomodassi Freud per trovare l’attimo preciso che ha scatenato la ricerca di una mia coerenza e della virtù personale a tutti i costi, a cosa servirebbe? Sono convinto che qualunque siano le motivazioni di un individuo, alla fine sono le azioni a contare. 
E le mie mi hanno dimostrato che non sono un bluff con degli ideali molto vaghi che si limita a parlare a vanvera.

Il Santoro non delude perché alla fine non è diventato... THEM.

Ma forse, ragionandoci meglio, una delle possibili spiegazioni del mio essere così... un po' outsider, era evidente in tutto quello che vedevo intorno a me fin già da bambino. Certo, non avevo né l'esperienza né gli strumenti culturali per decifrare e decodificare perché un certo tipo di mentalità ben radicata nel cervello nell'italiano medio mi desse fastidio, ma l'istintiva repulsione che provavo per essa mi ha sempre fatto sentire l'ostaggio di una cultura  da combattere e rifuggire, mentre cercavo contemporaneamente di ritagliarmi uno spazio di libertà materiale ed intellettuale per salvarmi. Magari piccolo ed insignificante, ma prezioso perché mio.
In breve, alcune delle cose che mi fanno più orrore in assoluto, sono perfettamente ascrivibili al concetto di familismo amorale e quindi all'italiano medio, che è l'espressione massima di questo paradigma. La cosiddetta cultura cattomafiosanon solo è contigua a tale paradigma,  ma prospera a tutti i livelli di questa società (con intensità e portata variabili da individuo ad individuo)  permeando  la mentalità ed il modo di agire anche di chi si ritiene, quasi sempre erroneamente, estraneo proprio a questo tipo di cultura. 

Le conseguenze di tutto questo sono certamente concause importanti della deriva economica, morale e culturale di questo paese.
  
Ma basta guardarsi intorno per rendersene conto.


SECONDA PARTE 
(qui si passa dal personale al collettivo, sfociando nell'analisi sociologica mai richiesta)

Qui, nel belpaese, chiunque si lamenta dei raccomandati, delle ingiustizie, della mancanza di meritocrazia.
E poi... poi ti basta grattare poco poco la superficie delle vite degli altri, anche delle persone a te più vicine, anche degli amici, delle fidanzate , delle persone più intelligenti e colte... per vedere i loro alibi di carta sgretolarsi miseramente scoprendo che sono quasi tutti, passatemi il termine, collusi (ovviamente chi più e chi meno) a vari livelli.
Dallo spazzino al politico, dal bidello al professore, dall'operaio all'autista, dalla guardia giurata alla segretaria, dall'operatore ecologico al giornalista e così via,  fino all'intellettuale  (che magari si crede pure libero, promotore e divulgatore di verità assolute o edificanti e invece è estensione e megafono di poteri occulti ed interessi particolari)...
Costoro (sempre THE OTHERS) spesso sbandierano al vento le loro miserie, la propria indignazione, la disapprovazione verso tutta la classe politica e poi, nel privato, all'interno del loro orticello, al riparo da occhi indiscreti, magari agevolati proprio dal politico di turno, si tengono ben stretti le loro fortune.
Sì perché nel belpaese, per fare un lavoro, magari anche umile, pericoloso e/o mal pagato, devi per forza essere amico di e figlio di; devi sposare una determinata persona X o quantomeno inventarti strane alleanze politiche con improbabili compagni di letto; devi far parte di un gruppo, di una loggia, di una setta e per ogni mossa devi scomodare ogni volta almeno trecento persone, perché da solo non puoi concludere nulla.
Oppure, per avere quantomeno la sicurezza di non rimanere mai a spasso, devi ereditare l'azienda di famiglia e/o già essere ricco di tuo per creare a tua volta un'impresa e sostenere la pressione fiscale. 
Il discorso, per dovere di completezza, è tranquillamente estendibile all'acquisizione di  diritti o di finanziamenti da mungere (la famosa entità Stato/vacca di cui parlavo sopra), elargiti come favori prettamente personali e solo in cambio di altri favori, non più quindi automatismi amministrativi previsti allorché sussistano determinate condizioni.

Se tutto questo non è l'eccezione, ma la consuetudine alla quale neanche si fa più caso, allora usare il termine collusione, tutto sommato non mi sembra un'assurdità.
Ad essere danneggiati da questo stato di cose sono ovviamente tutti i veri meritevoli ed i talentuosi ai quali viene ingiustamente sottratto il futuro, perché non solo gli viene impedito di crescere e prosperare, ma anche di esprimere la propria personalità, mortificandola ed intrappolandola nello squallore desolante degli ideali e del conformismo piccolo borghese. 

TERZA PARTE

(retrogusto amaro e conclusioni)

Che pena per me è stato vedere ex-amici idealisti e sognatori leccare il culo a persone palesemente disprezzate in privato per cercare di entrare nel giro giusto (altra cit. musicale, ma questa v'è sfuggita, ne sono sicuro... n.d.a.) e vederli poco dopo aprire imprese improbabili che non si capisce mai come stanno in piedi e domandarsi: ma da dove entrano i soldi? E sopratutto questi, sostanzialmente, che cazzo di lavoro fanno? 

Per non parlare di ex-amanti pasionarie tutte cultura e grande fervore ideologico, portate scientificamente dalle proprie stesse madri a cene eleganti (no, non sto parlando delle famose cene di hARdCORE, ma di cene meno famose in paesi meno frequentati dai telegiornali) ed  istruite dettagliatamente su come sedurre il politico di turno.

Con questo non voglio dire che poi ci siano andate a letto necessariamente, intendiamoci, ma sapete, anche con bassi livelli di prostituzione™ o promesse piccanti e allusioni varie si può ottenere qualcosina, magari non un ministero, magari non un un appartamento e neanche un reddito mensile di decine di migliaia d'euro... ma un posticino tranquillo tranquillo da mille euro al mese, non si sa bene a far cosa, quello sì.        


Che pena sopravvivere ai propri ideali. Quando sopravvivi ai tuoi ideali diventi come loro: THE OTHERS.

Io nella vita ho sbagliato un miliardo di volte. Ho un pessimo carattere. Sono pieno di difetti.
Ma per me è sempre stato importante essere coerente con i miei ideali e non diventare mai come loro. Mai e poi mai come loro.
Finora ci sono riuscito. Non mi sono rivelato un bluff. Ce l'ho fatta.
Posso guardami allo specchio e addirittura sorridermi. Sorridersi allo specchio non è come amarsi. Però è stimarsi.

Il che non mi sembra affatto poco, anzi.  

Stefano "not one of you" Santoro.


THE WHO - Behind Blue Eyes





3 commenti:

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Dazo ha detto...

Ciao, seguo spesso il tuo blog, quindi ti faccio i tantissimi auguri e complimenti che sicuramente ti meriti perché ho visto la quantità infinita di prove che hai fatto.

Stefano Santoro ha detto...

Grazie mille per gli auguri e i complimenti... ma soprattutto grazie perché segui il blog! ^_^

Per quanto riguarda le prove ti faccio una piccola confessione: quelle che sono pubblicate qui non sono neanche la metà della metà di tutte quelle che ho fatto nel corso degli anni.
Dato che sono stati tutti molto esigenti con me, capisci perché non posso permettermi di prendere questo lavoro alla leggera?

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