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giovedì 12 gennaio 2017

UN ORIZZONTE VIRTUALE MOLTO RISTRETTO


Basta un commentino ritenuto inappropriato sotto un post e qualcuno stabilisce che non sei più degno di essere annoverato fra le sue amicizie. Dai, anch'io mi sforzerò di andare avanti e cercherò di farmene una ragione: probabilmente rimanderò il suicidio di un mese o due.

Piuttosto mi colpisce la pessima tendenza di non poter tollerare una certa psicodiversità neppure su un social, e che non è né giusto né utile finire per plasmarsi una realtà virtuale dove tutti la pensano alla stessa maniera passando il tempo ad annuire l'un l'altro (o a farsi i bocchini a vicenda, tanto per fare una rude citazione tarantiniana).
Gli intelligentoni dicono che "la gggente" era egocentrica anche prima dei social e anche prima era poco propensa al confronto, malgrado la sempre (a sproposito) decantata "apertura mentale" e le improbabili citazioni di Voltaire (anch'esse tirate fuori sempre a sproposito); ma è chiaro che FB coltiva ed incoraggia l'autoreferenzialità. L'ho detto e lo ripeto: vedo gente di trenta e quarant'anni, diplomati e laureati, comportarsi, ragionare (e -ahimè- SCRIVERE) peggio di ragazzini e ragazzine di dodici anni. Nella loro testa qualche meme automotivazionale e nei loro occhi un orizzonte virtuale ristrettissimo di persone che gli dicono sempre "sì".

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