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lunedì 8 aprile 2013

GLI OCCHI CHE RIDONO


Oggi prendo spunto da questa bellissima illustrazione di ADAM HUGHES per parlarvi di un paio di cosette che mi stanno a cuore. 
Come spesso faccio su questo blog, parto da un argomento per arrivare ad un altro. Sì, qui mi prendo la libertà di spaziare... un lusso che invece raramente mi concedo  nellavitadituttigiorni (dove di solito non pronuncio più di un centinaio parole alla settimana... e solo quando il mio umore vira dal pessimo al moderatamente cattivo)


Ma torniamo alla nostra illustrazione.

Potrei mettermi a fare l'analisi pittorica di questa (o di altre) illustrazioni parlandovi dell'uso del colore, dell'anatomia, delle scelte stilistiche, della tecnica e della composizione.
Descriverei il tutto in un italiano edificante o, meglio ancora, in un italiano criptico... ma solo per immaginare i più fra voi annuire con la testa dondolante e lo sguardo perplesso perso nel vuoto. 
, potrei stupirvi con effetti speciali.
E prendermi così una di quelle piccole, meschine soddisfazioni da ometto mediamente erudito su tematiche considerate di primaria importanza in questa nazione che da decenni  sbandiera la superiorità ed il primato morale della cosiddetta cultura umanistica rispetto a quella tecnico/scientifica(ed egoisticamente parlando mi sta bene così, intendiamoci, dato che in matematica sono sempre stato una mezza sega).

Ma in fondo non mi interessa soffermarmi sulle qualità per così dire più "superficiali" ed "evidenti" dell'opera di Adam Hughes  e non mi interessa neanche dire "uh... ma quanto sono belle queste donnine" (e lo sono davvero, lo sono molto di più delle donnine nude o mezze nude con le facce da rana di colui che da anni è diventato sinonimo di erotismo a fumetti nonché praticamente unico referente conosciuto ai più sull'argomento). 

Quello che mi interessa è invitarvi a guardare i volti e le espressioni delle sue donne. Soffermatevi sul sorriso ma soprattutto gli occhi.

Sì. Sopra le tette. Guardate un po' più su. C'è il collo. Sopra il collo la faccia. Nella faccia ci sono le espressioni (dietro le espressioni ci sono le emozioni). Bravi! È lì che dovete guardare!



Gli occhi di Mary Jane Watson sorridono.

Vi pare una cosa da poco? Non lo è per niente. 
Parlando in generale, nelle arti figurative è spesso difficile cogliere uno stato d'animo che non sia estremo o estremizzato (cioè che non sia determinato da una spinta emozionale netta, molto forte e definita).

È più difficile il sorriso timido della risata sguaiata, il cenno di saluto con la mano che il pugno tirato a tutta forza.

Inoltre, quando si trova a dover raffigurare un personaggio importante, famoso o particolarmente riconoscibile, l'artista qualche volta ha paura di stravolgerne i tratti nel tentativo di attribuirgli un determinato stato d'animo.
Preferisce rimanere su un'espressione (ed una posa) più neutra e meno impegnativa purché il suo personaggio risulti sempre perfettamente riconoscibile e fedele a sé stesso.

Ecco perchéper esempio, ci ritroviamo un sacco di fumetti "realistici" con dei personaggi principali quasi sempre totalmente inespressivi, monoespressivi o al massimo bi espressivi; quando per bi espressività intendo l'alternarsi di due paresi standard delle espressioni facciali del tipo: moltofelice/moltoincazzato (mentre i personaggi secondari, quasi per controbilanciare questa strana situazione, sembrano diventare sempre più caricaturali man mano che diminuisce il loro peso nella storia).

E tuttavia, quando anche la spinta emozionale c'è ed è forte, evidente, estrema, quando anche vengono rappresentati l'urlo di dolore o la risata diabolica del cattivo di turno, il lettore/fruitore dell'opera può sì certamente coglierne il significante (che quasi sempre rimane comunque evidente a prescindere dalla bravura dell'artista) ma il significato vero di quel determinato atteggiamento spesso non gli comunica nulla e alla fine lo lascia un po' freddo. 

Questo perché tali atteggiamenti risultano talvolta rappresentati ed interpretati dall'artista in maniera scorretta oppure vengono proprio ignorati gli effetti visibili delle emozioni sulla muscolatura facciale e sulla postura della persona.
Quali sono i risultati di questo misunderstanding
Ad esempio questi:
La bocca ride ma gli occhi sono aperti e neutri, gli occhi esprimono rabbia ma le labbra sono tristi, Il personaggio è triste ma la postura del corpo tradisce tutti altri sentimenti, l'eroe colpisce il suo nemico con tutta la forza del mondo ma quello che vedi è solo un braccetto proteso in avanti ed un pugno che non farebbe male a nessuno**.

facciamo un paio di esempi pratici, i primi che mi vengono in mente:


A sinistra: colpi che non fanno male a nessuno, braccine protese in avanti e personaggio IN TEORIA furioso ma totalmente inespressivo.
 A destra: colpo che fa tanto, tanto male. Violenza pienamente espressa.

In sintesi: parecchi artisti dimostrano di saper disegnare, dipingere, scolpire, ma non molti dimostrano di conoscere gli effetti delle emozioni sulla meccanica del corpo.


Cosa potrebbe aiutare l'artista a risolvere questo problema? Cosa potrebbe aiutarlo rendere i suoi personaggi più vivi e conseguentemente la loro recitazione più realistica
Forse avere un buon manuale di anatomia? Fare tanto disegno dal vero? Fare e farsi tante foto?
Sì, certo, tutto questo certamente può aiutare. Ma non basta. O meglio, non è determinante.

L'artista vero dovrebbe andare un po' oltre queste cose e cercare nuove verità su sentieri poco battuti. Questo è il suo compito, la sua Vocazione. Altrimenti è solo un impiegatuccio
(con tutto il rispetto per gli impiegati, ovviamente... ma credo che abbiate capito il senso di questa piccola provocazione).

Innanzitutto gli sarebbe utile studiare un po' di comunicazione non verbale e magari guardarsi pure qualche puntata di LIE TO ME
Che fra l'altro queste cose tornano molto utili  anche nella vita pratica: vi aiutano a capire se lei/lui ci sta o la/o state annoiando a morte, se il vostro interlocutore mente ecc. ecc... ma shhh! Non ditelo a nessuno, eh... 

Un'altra cosa utile (e questo lo dico soprattutto -ma non solo- a beneficio degli artisti uomini)  è: imparate a guardare le donne. "Ma coooome, lo facciamo già!" dirà il solito buontempone con la risata fragorosa, la battuta facile e la bava alla bocca mentre pensa al seno e al fondoschiena di almeno un migliaio di donne.
Ovviamente intendo dire che non bisogna guardarle solo in quel senso... ma anche apprezzarle per la loro carica emotiva che trabocca appena sotto la superficie e talvolta deborda in maniera devastante. Sì, frequentate e ascoltate le donne: sulle emozioni e la comunicazione la sanno davvero lunga. 
Ogni giorno sui loro volti si dipingono migliaia di espressioni diverse. Questo perché possono  toccare ogni singola nota nel vasto spartito delle emozioni in tempi vergognosamente brevi rispetto noi maschietti. Sanno comunicare molto, con le parole e coi gesti. Durante la giornata pronunciano un paio di migliaia di parole in più rispetto all'uomo ( ok, non tutte con un filo logico ed un senso compiuto... ma significherà pur qualcosa! :-) ).

Noi invece siamo più rigidi, statici, lineari, costanti, concreti, meno inclini alla trasformazione, più concentrati sul futuro che sul presente. Anche la nostra espressività facciale e posturale ne risente risultando meno variabile. 
Esiste anche una precisa ragione antropologica che spiega tutto questo ma a forza di divagare non andiamo mai al nocciolo del problema e quindi mi sa che sarà meglio parlarne in un altro post.

E quando le donne sorridono? Ne vogliamo parlare?
Quando ti sorridono sinceramente (e per sinceramente intendo che ANCHE i loro occhi sorridono e qui torniamo al titolo e al senso del post) diventano quel tipo di spettacolo che fa il sole quando appare dietro una nuvola e fuga tutte le tenebre. Quelle cose che pensi: è valsa la pena arrivare fin qui. 
Vabbé ma questo posso dirlo perché sono maschietto. Voi donne queste cose le sapevate già, no? Si sa che state sempre avanti.***
  
Ma alla fine, il consiglio generale secondo me più importante e sempre valido è: artista, impara a sviluppare l'empatiaAnche se probabilmente non è facile e non esistono formule precise per sviluppare questa capacità.
Uno psicologo qualsiasi può spiegarti che cos'è l'empatia. Moltissimi possono capire cos'è anche senza googlare.
Lo psicologo stabilisce i dati e verifica le sue informazioni, guarda le persone e le cataloga in base a sintomi e patologie prestabilite (che, diciamolo, variano a seconda delle mode e della volontà delle lobby farmaceutiche...). Il suo sforzo produce un puro esercizio dialettico. 
Come dicevo prima, l'artista deve andare un po' oltre: il suo sforzo deve produrre arte. Quindi deve sì stabilire i dati e verificare le sue informazioni ma anche  partecipare con uno sguardo innamorato sul mondo.

Per l'artista, empatia significa capire che l'Altro esiste ed è anch'egli un portatore sano di sentimenti ed emozioni.
Significa riconoscere dentro di lui lo stesso mistero naturale del quale facciamo parte anche noi.
Se riesce a guardare l'Altro con questi nuovi occhi forse può riuscire perfino ad amarlo e accettarlo per quello che è. Spesso non è facile ma vale la pena tentare.
Per un artista amare l'Altro vuol dire riconoscere e fare propria la bellezza che sta dentro ogni persona. Fare propria la bellezza non vuol dire appropriarsi di un tesoro ma donarlo al mondo.
Una sorta di comunione (laicamente spirituale) con tutti gli esseri viventi ed il mistero della natura.

Perché la bellezza non può essere posseduta. Neanche chi nasce bello possiede realmente la sua bellezza.

E penso anche un'altra cosa: nonostante le percosse e le ingiurie di una sorte atroce, nonostante le ferite dell'amore disprezzato, nonostante i calci che i giusti e i mansueti ricevono dagli indegni, nonostante il dolore che non fa crescere ma abbruttisce, nonostante il tempo inesorabile che è pessimo medico e aguzzino instancabile...   

nonostante tutto la Bellezza esiste e ci sopravvive. Ed è questa la mia idea di Eternità.


DEAD CAN DANCE - "In power we entrust the love advocated", 1984
  

*come dire: il brodino riscaldato della cultura generalista (spacciata come cultura con la ci maiuscola) e le chiacchiere, l'aria fritta, i dibattiti politici, i predicozzi da perdente e gli ululati alla luna sono considerati un  
plusvalore rispetto alla cose concrete che contano davvero.

** A sinistra: DAREDEVIL - In mortal combat with Sub-Mariner, di Stan Lee e Wally Wood. 
A destra: STRAIN - di Sho Fumimura e Ryoichi Ikegami.


***Sia chiaro: questa NON è la solita sviolinata femminista sulla falsariga di Ligabue e Fabio Volo fatta tanto per riscuotere una vagonata di consensi facili. Io sono nato Outsider e morirò Outsider: non ho bisogno di consensi facili. 
Ma sono comunque immensamente grato alle donne per le cose che mi insegnano sulle emozioni. 
Il loro amore ed il loro rancore eterno ha un valore altamente istruttivo.


P.s.:
Compiti a casa: quanta comunicazione non verbale c'è dietro un impercettibile cenno del corpo?

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