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lunedì 23 febbraio 2015

INTERVISTA A... ME


E poi arriva il momento in cui una studentessa dell'Accademia di Belle Arti decide di intervistarti.

Faccio fumetti (e roba affine) da più di 10 anni e a nessuno era mai balenata l'idea di intervistarmi per far sapere al mondo come lavora e cosa pensa il buon Santoro e. Ma... va bene anche così, eh! Essendo un uomo modesto, schivo e discreto, non amo le luci della ribalta e le troppe attenzioni mi imbarazzano. Perciò che si continui pure ad ignorarmi per almeno un'altra decina d'anni; nel frattempo preferirò sempre starmene dietro le quinte, zitto zitto, a lavorare (il sarcasmo, signore e signori, serpeggia fra queste frasi... lo sottolineo nel caso ci fosse qualcuno disposto a prendermi più serio del dovuto).

Comunque, l'intervista era in realtà parte di un compito che consisteva nel fare una serie di domande ad una persona "sconosciuta" (quindi non l'amico/a, il fidanzato/a, la  mamma, il papà, il fratello, la sorella ecc.) per poi fargli un ritratto in base alle emozioni che trapelano, appunto, dalle sue parole. Ma anche, quindi, un ritratto condizionato dall'idea che l'intervistatore/pittore si fa dell'intervistato...

Insomma: un ibrido allucinante fra un compito di scuola, le teorie di Lombroso¹, un esperimento sociale e Art Attack.

Ma bando alle ciance e passiamo...

DALL'INTERVISTA AL QUADRO 

Intervista a: Stefano Santoro
Domande di: Eleonora Caltagirone

1. Se dovessi presentarti brevemente a chi non ti conosce, quali termini useresti?

Uhh… cominciamo subito con una domanda difficilissima. Passiamo alla prossima, forse è meglio…

Uhm ok, va bene… come inizio è un po' tosto², ma volevo rompere subito il ghiaccio! Allora passiamo alla prossima!

2. Sapresti fare un elenco di quelli che ritieni tuoi pregi e tuoi difetti?


Altra domanda difficile. Vuoi proprio mettermi in difficoltà. I miei pregi probabilmente sono anche i miei difetti. Sono un tipo caparbio e idealista, sicuramente ambizioso e orgoglioso. Beh, detta così sembrano tutte cose fiche, ma ogni aspetto del proprio carattere ha certamente un risvolto negativo… vi lascio immaginare i risvolti negativi di uno con le mie caratteristiche! [sorride, n.d.a.]

Forse però… il mio unico vero pregio è che sono tendenzialmente educato e leale con il prossimo.

3. Mi parli un pochino della tua professione?

Faccio il disegnatore per un’importante casa editrice Italiana [la Sergio Bonelli editore, n.d.a.] molto presente in edicola con svariate testate a fumetti. In passato ho fatto anche altri lavori affini a questo settore (storyboard per pubblicità o video musicali, grafica, illustrazione, animazione per cartoni animati ecc.) ma anche cose che con questo lavoro non c’entravano proprio nulla.

Beh, per molti ragazzi con la passione per il fumetto questo sarebbe il lavoro dei sogni! Allora passiamo un po' alle tue origini...

4. Come e quando hai scoperto la tua propensione all'Arte? E quando per il Fumetto nello specifico?


In un certo senso l’ho sempre avuta. Ma non credevo che sarei diventato un buon disegnatore realistico. Da piccolo leggevo Schultz e pensavo che avrei voluto realizzare delle strisce diciamo… “umoristiche”. Ero più interessato alla battuta, all’idea che sta dietro una scenetta più che al disegno in sé per sé.

Poi mi sono reso conto che se avessi voluto vivere di questo lavoro, avrei dovuto imparare a disegnare meglio che potevo per essere il più versatile e completo possibile. Inoltre, sapersi approcciare a diversi medium è come saper parlare più lingue: aumenta considerevolmente le possibilità di riuscita.  

Sì, ero ancora piccolo, ma avevo già cominciato ad avere le idee molto chiare su questo punto.

E' interessante sapere che sei andato oltre la tua primissima idea di vignettista fino a diventare un fumettista, come dire… completo! Ma andiamo per tappe...  

5. Qual è stato il tuo percorso artistico? Quali scuole hai frequentato? Come ti sei mosso una volta uscito dalle scuole?

Dopo le medie mi sono iscritto al Liceo Artistico, perché pensavo che lì avrei acquisito finalmente quel minimo di professionalità che mi serviva per approcciarmi ai settori di mio interesse. Ovviamente mi sbagliavo e di grosso!

[sorride- n.d.a.]
Poi mi iscrissi all’Accademia di Belle Arti, pensando che le cose sarebbero migliorate, ma sbagliavo di nuovo. Quindi l’ho mollata dopo pochi mesi senza nessun rimpianto; solo l’incazzatura di aver perso del tempo prezioso.
Guarda, se dovessi descriverti nel dettaglio i motivi che mi hanno spinto a mollare, oltre a starci due ore, ti metterei in difficoltà con il tuo compito e la tua scuola [sorride- n.d.a.]. Perciò diplomaticamente taccio e… ti lascio immaginare i motivi che mi hanno portato a fare questa scelta.

Dai, per farla breve, diciamo che a un certo punto mi sono iscritto alla Scuola internazionale di Comics (indirizzo animazione) ed effettivamente uscito da lì ho cominciato a lavorare subito nello studio d’animazione di un mio insegnante. Realizzavamo una serie di cartoni animati per Rai 3 [the adventures of Hocus & Lotus- n.d.a.]

Ma il “mio” percorso artistico, francamente… l’ho creato da solo: non è passato un solo giorno (da quando ho preso la famosa decisione di lavorare in questo campo) che non mi sia esercitato nel disegno. Ho comprato libri, ho studiato tecniche, ho imparato ad utilizzare il computer ed i programmi che mi servivano, mi sono impegnato molto per trovare dei contatti che mi permettessero di lavorare nel fumetto, ma non solo.
A quei tempi internet era ancora poco diffuso e poco, diciamo… “performante”, non si sapeva nulla di nulla, non c’erano tutorials a portata di click. 
Mi sono mosso a tentoni, come la maggior parte delle persone che a quei tempi volevano “sfondare” in questo settore.  

Un'osservazione piuttosto dura e oggettiva, raramente sento dire la verità in questo modo... Ma parliamo di cose un po' più allegre ora, dai!  
      

6. Mi racconti qualche tuo bel ricordo ai tempi della scuola?



In realtà non ho bei ricordi dei tempi della scuola. La scuola mi ha davvero deluso tantissimo.  
Sin dalle elementari, ma anche dopo, alle superiori ed “oltre”, ho sempre avuto la netta impressione di stare perdendo tempo, che poco o nulla di quanto stavamo facendo mi sarebbe servito “da grande”- e non parlo solo ed esclusivamente della sfera lavorativa.
Inoltre, avevo come la consapevolezza che gli alunni più svogliati e turbolenti avrebbero avuto più successo nella vita. 
E in effetti è stato così nel 90% dei casi.  

Abbastanza sorprendente il tuo modo di ragionare come un “adulto” già dai tempi della scuola! Realista ma con una punta di cinismo(che purtroppo ogni tanto ci vuole, quando le cose non funzionano).

7. Com'eri da studente? E come sei diventato ora che sei un professionista?

Alle elementari e alle medie sono stato uno studente abbastanza brillante, alle superiori mi sono un po’ adagiato al terribile clima di lassismo imperante nella scuola: prediligevo alcune materie e ne trascuravo altre.

Però, durante tutta la mia carriera scolastica, non ho mai imparato e ripetuto la lezioncina a memoria.
Da professionista mi è rimasta questa cosa che non mi limito mai a fare il “compitino” e a svolgere meccanicamente un’attività. Ci metto sempre di mio. E mi impegno molto.

Avrai sicuramente subìto dei cambiamenti a livello caratteriale, però. E avrai dovuto fare degli “adattamenti” alla tua persona, pur essendo un ragazzo con un metodo di lavoro ben preciso e le idee già molto chiare.

8. Quali lati del tuo carattere hai dovuto modificare per tutelare la tua immagine di professionista?

Essendo abbastanza refrattario ad accettare “ordini” da persone che non ritengo all’altezza della situazione, ho dovuto imparare l’arte della diplomazia e a contare fino a dieci prima di mandare a quel paese un committente ignorante o sgarbato. Contrariamente alla mia indole, cerco quindi di fare buon viso a cattivo gioco. Ovviamente ciò non sempre è possibile, quindi il colpo di testa è sempre dietro l’angolo, ma il problema è che in questo ambiente, se dici “no” alle persone sbagliate, prima o poi te la faranno pagare (professionalmente parlando, tagliandoti fuori dai giochi che contano).


Quindi cerco sempre di stare molto attento.

Questo credo che possa essere un buon consiglio a tutti i ragazzi che si avvicinano al mondo del lavoro, bisogna mantenerselo in un certo modo senza rinunciare alla propria dignità...

9. Tutti più o meno hanno un lato oscuro della personalità. Potresti accennarmi qualcosa del tuo?

No.

Ok, sei tremendo! Andiamo oltre allora...

10. Qual è stato l'ostacolo più grande incontrato finora nella tua professione?

Sicuramente il primo ostacolo è che non c’è un florido mercato, almeno qui in Italia. Perciò ho dovuto bussare a molte porte e molte volte le stesse porte… scusa il gioco di parole
[sorride- n.d.a.] anche solo per destare un minimo interesse nei miei confronti.

É così: per quanto riguarda il fumetto e l’illustrazione, la domanda supera di gran lunga l’offerta: troppi vorrebbero cimentarsi in un settore dove non ci sono spazi. Inoltre è richiesto un livello di professionalità e puntualità che è ben al di là della portata anche di quei ragazzi molto bravi che frequentano con profitto le cosiddette scuole “specialistiche”.

E qui torniamo di nuovo al problema della scuola: da una parte il mercato è asfittico, dall’altra i giovani - e non certo per colpa loro (ci tengo a sottolinearlo) non hanno gli strumenti sufficienti per affrontare e capire questo mercato.

Questo è un duro colpo, è molto triste apprenderlo da una persona che sta dentro un settore che fa sognare molti ragazzi, me compresa! Spesso però preferiamo ignorare questi retroscena così difficili...
Ma torniamo a te!
 
11. Quali sono i tuoi artisti preferiti? E quelli che ti ispirano di più?

Ma tu dici fumettisti? O pittori?



Di fumettisti una marea: Jorgé Zaffino, Carlos Gomez, Al Williamson, Alex Toth, John Romita jr, Olivier Coipiel, Stuart Immonen, Claudio Villa, Roberto De Angelis, Fabio Civitelli, Bill Watterson, Travis Charest, Mike Mignola, Ryoichi Ikegami, Katsuhiro Otomo, Masamune Shirow… questi sono i primi che mi vengono in mente.

Di illustratori ammiro molto Stanley Lau (Artgerm) e Shinkiro.
Per quanto riguarda i pittori citerei Caravaggio, decisamente un sacco di pittori fiamminghi e preraffaelliti… poi Modigliani, Klee, Cezanne… ma la lista sarebbe davvero lunghissima…

Quanti nomi! Sì, comunque intendevo artisti in generale!  

12. Musica preferita?

Sono musicalmente “onnivoro” e ascolto di tutto: Dal Metal all’elettronica, dal soul ai cantautori. Sono molto aperto alle novità musicali e ascolto anche parecchia radio mentre lavoro.

Lo immaginavo!

13. Cosa leggi di solito?



Riviste, libri e articoli specialistici su svariati argomenti: mi interessa soprattutto la politica, l’alimentazione, lo sport e l’informatica (intesa sul come utilizzare un determinato software). Purtroppo devo ammettere che da qualche anno a questa parte leggo pochi fumetti e poca narrativa. Non ho più il tempo.

Sembri un tipo che cerca di mantenersi aggiornato, ma comunque secondo me ogni tanto dovresti concederti un buon libro o fumetto!

14. Genere di film che preferisci?

Vale lo stesso discorso per la musica… la discriminante non è mai il genere ma la qualità del film. E sono quasi sempre i registi a fare la differenza.

Sono d’accordo!

15. Hai qualche modo particolare per trovare l'ispirazione o semplicemente rilassarti prima di lavorare?

Questo è un grande equivoco sull’attività artistica. Non si lavora aspettando che l’ispirazione cada dal cielo.

Io, se devo lavorare a qualcosa di personale, mi metto al tavolo e butto giù cose, finché non trovo l’idea giusta. 
Da fumettista invece, leggo attentamente la sceneggiatura prima di poggiare la matita sul foglio.

Molto metodico anche in questo.

16. Qual è il tuo metodo di lavoro?

Come dicevo prima, leggo bene la sceneggiatura, una sequenza di almeno due o tre pagine. Poi mi documento soprattutto sugli ambienti, spesso raccogliendo materiale visivo su una determinata location o un veicolo particolare. Poi comincio a lavorare sui bozzetti.

Quando ho delle matite abbastanza definite, le ripasso a china in maniera abbastanza tradizionale, poi importo il tutto in Photoshop e da lì comincia un processo (più o meno lungo) di correzioni e miglioramenti della tavola che mi porteranno alla creazione di un file definitivo (e pronto per la stampa) da inviare alla casa editrice.

Sembra un processo piuttosto lungo e laborioso…

17. Com'è lavorare con delle direttive precise?

Ci sono pro e contro.


Pro: sicuramente sei inserito in un contesto dove è più difficile sbagliare. Il rovescio della medaglia è che sicuramente ci sono situazioni in cui hai la sensazione che una determinata sequenza sarebbe più efficace se potessi stabilire tu, di testa tua, dialoghi, inquadrature e scansione dei tempi. 
Ma il nocciolo della questione è proprio questo: l’editore ti affida un determinato personaggio con determinate caratteristiche e tu disegnatore (pur godendo di certi margini di libertà che l’editore ed il supervisore ti concedono) non puoi appropriartene per farne esattamente ciò che vuoi o addirittura anteporre le tue esigenze espressive alle esigenze della testata per la quale lavori.

Però immagino che a volte sia stressante dover seguire tutto per filo e per segno, senza concedersi la libertà di interpretare la sceneggiatura sulla quale stai lavorando...

18. Come inserisci la tua personalità nei lavori che ti vengono affidati?

La personalità di un disegnatore viene sempre e comunque fuori, anche quando segue pedissequamente la sceneggiatura. Magari però è una personalità sciatta e svogliata!
[ride- n.d.a]

Nel mio caso, penso a me stesso come ad un regista che dispone di un budget illimitato.
Cerco delle inquadrature abbastanza varie e ardite, mi sforzo di far recitare i personaggi come attori: sono letteralmente ossessionato dalla mimica facciale e dalla postura!
Poi cerco di ricreare un ambiente verosimile, soprattutto nell’atmosfera. Non lavoro a tirar via, cerco sempre di mantenere una certa qualità, magari non sempre ci riesco, ma i miei sforzi sono tesi a quel tipo di risultato.      
Come dicevo prima, mi impegno e ci metto sempre di mio, sono abbastanza propositivo. Credo che queste sono le caratteristiche della mia personalità che saltano fuori dalle mie tavole, a prescindere poi dal risultato finale.

Ammirevole, riesci quindi a lasciare in maniera forte ma professionale la tua firma in tutti i tuoi lavori...!

19. Quali sono i valori più importanti per te nella vita?

Ma ti piacciono le domande difficili?



Come ti rappresento altrimenti, se non ti faccio domande simili? Dai, allora ti chiedo qualcosa di più “facile”...

20. Tutti ne parlano in maniera generica ma cos'è per te l'Arte? E la Bellezza? Parlami dal tuo punto di vista soggettivo.

Per quanto riguarda la Bellezza (con la B maiuscola) non credo di saperti dare una risposta così, su due piedi. E probabilmente non ci riuscirei neanche se ci pensassi su una decina d’anni. Diciamo che è un grosso problema filosofico. Quindi io non so cosa sia la esattamente la Bellezza, ma credo di saperla riconoscere, quando la vedo.



L’Arte invece… l’arte è per l’artista un modo per comprendere non solo il significato profondo della realtà dietro l’apparenza, ma anche della propria realtà interiore, cioè del proprio vissuto psichico ed emotivo. 
Per il fruitore di un opera invece, l’arte è il partecipare a questa sorta di “disvelamento” sulla scorta delle emozioni dell’artista.

21. Cosa significa per te essere un artista? E un fumettista professionista?

Essere un artista significa avere un conflitto fra due anime. Una è la tua, personale, è il tuo vissuto, i tuoi ricordi, la tua sensibilità. L’altra anima appartiene invece alla collettività e ai tempi nei quali stai vivendo. 


Ecco, dalla dialettica fra la coscienza personale e la coscienza collettiva scaturisce l’arte… ma forse questa andava meglio come risposta alla domanda di prima! [sorride- n.d.a.]

Essere un’artista… per me… non vuol dire tornare a casa la sera dal lavoro e dipingere una natura morta perché ti senti  stressato e hai voglia di svagarti un po’.
Non è un interruttore che accendi o spegni a piacimento, non è certamente un hobby e non è neanche una scelta consapevole.
È come l’essere agiti da un moto interiore inarrestabile che ti spinge a sputare fuori tutto il fuoco che hai dentro, anche quando fa male, anche se non ti conviene.  
Essere un artista significa perpetuare l’eterna lotta fra l’uomo e la materia.   

Un fumettista professionista, sia che lavori per sé stesso o per qualche editore, è un artista visivo particolarmente duttile e dotato per il disegno. È un po’ pittore, un po’ psicologo, un po’ scrittore, un po’ regista, un po’ grafico, un po’ architetto, un po’attore, un po’ scenografo e un po’ stilista.
Ecco, il fumettista è un tizio che si fa un culo per dieci e solitamente guadagna meno della maggior parte delle categorie sopracitate! [sorride- n.d.a.]
Inoltre, il fumettista ha anche una grossa responsabilità sulle sue spalle: infatti rappresenta, secondo Eisner³ (ma tu però vai a controllare… non vorrei aver detto una castroneria), l’ultimo custode dell’Arte Classica.

Ti sembrano un po’ pompose, queste risposte? [sorride n.d.a.] Ma io la penso proprio così.


Non le trovo pompose. 
Però mi sorprende di come il tuo lato metodico coesista (o provi a coesistere) con la tua parte più creativa ed irrazionale.


22. Cosa consigli a chi vorrebbe intraprendere la tua stessa professione?


In realtà lo sconsiglierei, anche se avesse i giusti numeri. Era già difficilissimo ai miei tempi, figuriamoci adesso che le chances si sono ulteriormente ridotte e rasentano lo zero. Ovviamente io parlo principalmente della realtà italiana (che è quella che conosco meglio).



Per esempio, non so se in Francia, dipinta anni fa come una specie di Eldorado per i fumettisti, offra ancora tutte queste grandi opportunità. Se ultimamente abbiamo appreso (da siti specializzati) che alcuni famosi fumettisti francesi hanno appeso il pennino al chiodo perché non riuscivano più ad andare avanti, qualche lecito dubbio dobbiamo farcelo venire. Neanche per l’America ho dei dati certi. Conosco molti italiani che lavorano per famose case editrici americane, tipo Marvel e Dc. Ma se da un lato questi disegnatori sembrano godere di una maggiore “libertà espressiva”, dall’altro sono soggetti a scadenze serratissime e ad un turn over spietato, che riguarda anche gli editor, i talent scout e i supervisori che li fanno lavorare su una determinata testata. Perciò magari realizzano un albo, o un paio d’albi, poi viene cambiato l’editor e il disegnatore… deve ricominciare daccapo, cercando altre testate, facendo altre tavole di prova (che, come potete immaginare, è tutto lavoro non retribuito) per cercare di trovare un altro “ingaggio”. 

Questo è quello che so io e posso anche sbagliarmi... magari là fuori esite davvero l’Eldorado, la Shangri-La dei disegnatori [fa un ampio gesto con le braccia- n.d.a].

Chiusa la parentesi estera
[sorride- n.d.a] torniamo alla situazione italiana.
Beninteso, qui se sei bravo, produrre qualcosa per una rivista o per una piccola casa editrice è ancora possibile, ma viverci è tutto un altro discorso. Vivere di questo lavoro implica collaborare in maniera continuativa con grosse case editrici che ti pagano abbastanza per vivere… e perdonami di nuovo il gioco di parole.
È bene che i giovani abbiano ben chiaro in testa questo concetto (mai sottolineato abbastanza da nessuno) prima di incorrere in tutta una serie di scelte sbagliate.
  
Se però al giovane non è ancora passata la voglia di farsi del male, gli consiglierei di trovare comunque uno sbocco in un’altra professione… e contemporaneamente esercitarsi nel disegno, fare tantissime tavole di prova (che sono, lo ripeto: lavoro non retribuito) da sottoporre all’attenzione di varie case editrici, contattando i vari supervisori di questa o quella testata. Anche frequentare fiere del fumetto ed entrare in contatto diretto con gente che sta dentro l’ambiente, possibilmente Editor vari e sceneggiatori (perché i disegnatori in genere hanno un potere decisionale pari a zero) aiuta.
Inoltre bisogna creare un bel portfolio, mettersi in vetrina sui social network, farsi pubblicità in tutti i modi possibili, dentro e fuori dal web. Oggi i mezzi per mettersi in contatto con qualcuno sovrabbondano, bisogna però saperli sfruttare.

Accidenti… hai detto cose “tostissime”. 
Però hai dato anche delle dritte a beneficio di coloro che volessero comunque provarci… che dire, ti ringrazio anche a nome loro!  




23. Quali sono i tuoi colori preferiti? Quali senti più affini alla tua personalità?

Il rosso e il nero. Avevi dubbi?

In effetti no!

24. Ami stare tra la gente?

Dipende dalla gente, ovviamente. Non amo il gregge.

25. Com'è il tuo stile di vita attuale?



Totalmente sregolato: orari impossibili.


26. Hai qualche rimpianto in ambito lavorativo o privato di cui vuoi parlarmi?



Domanda delicata. Un grosso rimpianto è quello di non essermi dedicato più attivamente allo sport e alle arti marziali  quand’ero più giovane. Mi sarebbe piaciuto eccellere in qualche disciplina e credo, forse presuntuosamente, di avere la giusta forma mentis che mi avrebbe permesso di ottenere qualche risultato. Ma sto cercando di rimediare, anche se tardivamente.


Un altro rimpianto è sicuramente quello di essere stato troppo severo con me stesso e con gli altri, sono stato così accecato dall’idea di riuscire a tutti i costi nel mio progetto che ho finito per allontanarmi da alcuni dei miei affetti più cari.

Ho trascurato persone che non lo meritavano e poi ho perso tempo ed energie dietro chi invece meritava solo la mia indifferenza. Probabilmente quasi tutti hanno vissuto esperienze simili, però averne la consapevolezza non aiuta affatto, fa sempre male. 
Mah.
Forse era meglio che a questa domanda non rispondevo. 

Mi rendo conto che era una domanda forse un po’ troppo indiscreta. Quindi grazie per non averla “saltata”! 



27. Cosa ti spaventa di più nel tuo lavoro?

Che non godo dei benefici e delle tutele di cui usufruiscono altre categorie di lavoratori.

In effetti non siete molto considerati e c’è molta ignoranza sul vostro lavoro.

28. Come gestisci vita privata e lavoro?

Sono due cose totalmente incompatibili: l’una sottrae tempo all’altra.


Bisognerebbe vivere e ragionare a compartimenti stagni, cioè dedicare x ore al lavoro, x ore al tempo libero, x ore... per esempio alla cura e alla gestione della casa...  ma chiunque sia un freelance o un “imprenditore di sé  stesso” [ fa il gesto delle virgolette con le dita n.d.a. ] sa che non è del tutto possibile. 

29. Come ti approcci al prossimo?

Che razza di domanda è? Se è leale e gentile con me, io lo sarò con lui.

30. Cosa non sopporti in una persona? E cosa invece apprezzi?

Io ammiro la forza, il coraggio, la sincerità, la tenacia nell’inseguire i propri ideali. Ma queste sono cose che amiamo tutti, no?


Per parlarti delle cose che non sopporto in una persona, invece, dovrei farti una lista chilometrica!

Vediamo di sintetizzare un po’. 
Detesto chi non ha una personalità propria e ben definita e quindi preferisce mettere di volta in volta una maschera diversa a seconda delle situazioni e delle opportunità.

Per esempio, hai presente quelle tipe che si fidanzano... con un musicista/metallaro ed il giorno dopo si mettono il chiodo e cominciano ad ascoltare esclusivamente  death/brutal grindcore, quando fino al giorno prima al massimo ascoltavano i Modà?
Oppure quelle che si mettono con un motociclista e subito diventano espertissime di moto e di motori... e di quei maschietti che tagliano barba e capelli e si vestono come la fidanzatina ritiene più opportuno per loro, ne vogliamo parlare?!? 
Io ti giuro: conosco ragazze che dicono "gli ho fatto tagliare i capelli così" rivolgendosi al fidanzato come una madre si rivolgerebbe al figlio di 3 anni. Questi uomini penosi, completamente assoggettati a donne che li manipolano e se li rigirano come pare a loro, tagliano i ponti con gli amici e passano sabati, domeniche e ogni tipo di festività a casa dei genitori di lei... sono tristissimi, guarda, tristissimi! [ride- n.d.a.] 
Vedi? Potrei andare avanti all'infinito parlandoti di tipi di persone che disprezzo profondamente.

Ma in assoluto, in assoluto odio più di tutti i raccomandati e i figli di papà (e questo paese ne è pieno), specie quando pretendono di dare consigli morali ed esistenziali a chi la pagnotta se la suda per davvero.
Quelli non li posso proprio soffrire.

Mmm… condivido.


 
31. Quali erano le tue ambizioni da più piccolo? Quali hai raggiunto e quali invece stai ancora rincorrendo?


In parte ho certamente soddisfatto le mie ambizioni lavorative.
Però vorrei anche cimentarmi in progetti totalmente personali, per esempio un fumetto tutto mio, magari una striscia satirica/umoristica ideata da me. Mi piacerebbe anche scrivere qualcosa per la televisione.
No, non sono un tipo che si accontenta.

Ho notato… però secondo me dovresti comunque apprezzare di più ciò che sei diventato!

32. Si sono aggiunti altri obiettivi da raggiungere, attualmente?

Vorrei andare a vivere in una casa più grande e metter su famiglia.


Questo te lo auguro di cuore.

33. Cosa cambieresti o miglioreresti di te? E cosa invece non cambieresti mai?

Mi piacerebbe avere un cervello “multitasking” che mi permetta non solo di dedicarmi a più cose contemporaneamente, ma anche di apprendere velocemente concetti nuovi e complessi.  Ecco, forse vorrei essere un tipo più veloce e duttile, piuttosto di uno che riflette molto prima di agire e tende a portare a termine un compito per volta – ovviamente però sempre bene, benissimo!
[sorride n.d.a]

Invece non cambierei per nulla al mondo la mia libertà ed indipendenza intellettuale, la mia tenacia, la mia ambizione, la cura e l’attenzione che metto in tante cose.

Secondo me hai il mito del Super Uomo… mi sembri già abbastanza multitasking adesso! 

34. Se dovessi confrontare le tue opere più attuali con quelle più acerbe noteresti sicuramente dei netti miglioramenti. Ma cosa, secondo te, hai acquisito e cosa invece hai perso a livello artistico/sensoriale ?


Sai che c’è? [sorride n.d.a] La cosa veramente bella di questo lavoro (e dell’attività artistica in generale) è che migliora sempre col tempo. Mentre invecchiamo e nel frattempo tutto se ne va in malora, la nostra abilità invece aumenta e troviamo modi sempre migliori e sempre più efficaci per esprimerci attraverso l’arte.

Demenza senile permettendo, ovvio.
Quindi diciamo che negli anni non ho perso nulla, artisticamente parlando. Anzi: ho solo guadagnato in abilità e consapevolezza.

É splendido poter vedere, giorno dopo giorno, quanto il nostro lavoro possa evolversi col passare del tempo.

35. Come immagini il tuo futuro?


Francamente non lo immagino. Se guardi la realtà con una certa freddezza oggettiva, converrai con me che siamo già tutti spacciati.

E con questa dichiarazione pregna di nichilismo, mi confermi il mito del Super Uomo.

36. Se potessi decidere, dove ti piacerebbe fare un bel viaggio?

Negli Stati Uniti, in lungo e in largo.
Ma anche il Giappone ha il suo fascino e non mi dispiacerebbe visitarlo.

Io adoro il Giappone!

37. La tua più grande soddisfazione?


Essere riuscito a lavorare per una delle più grandi case editrici italiane [Sergio Bonelli Editore- n.d.a], addirittura su una delle testate più amate [Nathan Never- n.d.a.].

38. La sfida più dura affrontata finora?

Riuscire a vivere di una cosa che so fare, senza spinte o aiuti da nessuno.
Un’altra sfida molto dura è riuscire a far capire a chi mi sta attorno cosa significa e cosa comporta questo lavoro… ma purtroppo è una lotta già persa in partenza.

Ma quest’intervista è utile anche questo, no? A far conoscere agli altri qualcosa di più del tuo lavoro. E so che c’è già chi lo apprezza molto.

39. Quali sono le tue passioni oltre al Fumetto?

Attività fisica in generale (corsa, fitness) e arti marziali in particolare.
Un’altra mia passione sono i videogiochi vintage… ma alla fine non ci gioco quasi mai e mi limito a collezionarli.
Poi mi piace scrivere sul mio blog [alibidicarta n.d.a.] (ormai sempre più raramente…) e leggere articoli di approfondimento su svariati argomenti (politica, attualità, salute ecc.). Generalmente mi dedico ad un argomento per volta, a seconda di ciò che cattura la mia attenzione in un determinato momento.
Io ti ringrazio moltissimo per aver acconsentito a questa sorta di intervista/esperimento.
Ci conosciamo da poco ed era questo proprio che volevo: poter intervistare qualcuno di cui non so ancora molto, per poterlo scoprire un po’ per volta e rappresentarlo in base a ciò che ho scoperto o mi ha colpito. Spero di riuscire a ritrarti, anche solo in parte, in maniera verosimile… non solo dal punto di vista estetico, ma anche per quanto “emana” la tua personalità. Grazie ancora!

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Per una sorta di legge del contrappasso (o punizione divina) il disegnatore è stato ridisegnato, l'osservatore è stato osservato. É doveroso dunque passare ai ritratti che Eleonora ha realizzato in base all'intervista. Ve ne faccio vedere alcuni:



Che ne dite, mi somiglia?
Guardando questi ritratti è evidente che appaio ad Eleonora come un tipo un po' luciferino... o un cattivo di serie B dei cartoni animati. O dei videogiochi.  Ma non uno di quelli fichi, che so, un guardiano di fine livello. Piuttosto come uno di quelli fessi, di quelli che le forze del male usano come carne da cannone, un tot al kg.
Manco la soddisfazione di essere un miniboss! :(


LINK UTILI:

La pagina artistica di Eleonora su FB

Il sito di Eleonora

La pagina su DA

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² "tosto" nel linguaggio dei giovani (anzi, dei gggiovani con tre g) è sinonimo di ostico, duro, difficile. Puoi usarlo al posto al posto degli altri termini sopracitati solo se sei veramente gggiovane.

³ Non sono sicuro al 100% che quella sia una citazione di Eisner. Non ricordo la frase esatta e dove l'ho letta. Qualcono lo sa? Comunque, a prescindere di chi abbia detto quella frase, sono totalmente d'accordo con il concetto che esprime.
Combattiamo tutte quelle orrende installazioni e video installazioni con un po' di arte vera




1 commento:

Stefano Santoro ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
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